La veranda
Colorare per rilassarsi
C'è qualcosa di molto antico nel gesto di colorare. La mano che si muove lentamente, il colore che riempie uno spazio vuoto, il silenzio che accompagna ogni tratto. Non servono parole, non serve pensare troppo. Serve solo essere lì, con il foglio davanti e il tempo che scorre piano.
Un gesto semplice
Colorare è uno dei gesti più semplici che esistono. Non richiede abilità particolari, non serve essere artisti. Serve solo scegliere un colore, appoggiare la punta sulla carta, e muovere la mano.
Eppure, in quella semplicità c'è tutto. C'è il controllo della mano, che deve restare dentro i bordi. C'è la scelta del colore, che può essere fedele alla realtà o completamente inventata. C'è il ritmo, che può essere veloce o lentissimo.
Colorare è semplice, ma non è banale. È un gesto che ti chiede di stare presente.
Il silenzio che si crea
Quando cominci a colorare, si crea un silenzio particolare. Non è il silenzio vuoto di quando non sai cosa fare. È un silenzio pieno, abitato dal gesto che stai facendo.
I pensieri che giravano nella testa si fermano, o almeno rallentano. La mente si concentra su quel piccolo spazio da riempire, su quel confine da non superare, su quel colore che si stende sulla carta.
È lo stesso silenzio che si crea quando sbuccio le patate, quando piego la biancheria, quando faccio un gesto ripetitivo che non richiede ragionamenti complessi.
È il silenzio del fare, che è diverso dal silenzio del non fare perchè non è tempo annoiato né inutile, non è un tempo che viene mal sopportato: è un piccolo compito in cui la mente trova riposo mantenendosi attiva.
Ci si può riposare-facendo? Sì, colorando ad esempio.
La mente che riposa
Colorare fa riposare la mente. Non nel senso che la addormenta, ma nel senso che la libera.
La parte del cervello che deve sempre decidere, programmare, preoccuparsi, si mette da parte. Prende il posto un'altra parte, quella che sa fare gesti semplici, ripetitivi, rassicuranti.
Mentre colori, non devi risolvere problemi. Non devi ricordare appuntamenti. Non devi rispondere a domande. Devi solo riempire uno spazio con un colore.
E quella libertà da tutto il resto è una forma di riposo. È un momento in cui la mente può rallentare, respirare, stare ferma.
Non serve essere bravi
Una delle cose belle del colorare è che non serve essere bravi. Non c’è un modo giusto o sbagliato di colorare.
Puoi uscire dai bordi: non succede niente. Puoi scegliere colori assurdi: va bene così. Puoi lasciare spazi bianchi: anche quello va bene.
Non stai facendo un compito, non stai producendo qualcosa che deve essere perfetto. Stai solo passando del tempo con un foglio e dei colori.
E quando togli la pressione del “devo farlo bene”, il gesto diventa ancora più leggero, ancora più riposante.
Un rituale quotidiano
Colorare può diventare un piccolo rituale quotidiano. Un momento fisso nella giornata in cui ti siedi, prendi il libro da colorare, scegli una pagina, e inizi.
Non serve molto tempo. Anche solo dieci minuti bastano. Dieci minuti in cui non fai altro, in cui non pensi ad altro, in cui sei solo tu, il foglio, e il colore che si stende.
Può essere al mattino, con il caffè che si raffredda accanto. Può essere al pomeriggio, quando la luce è calda. Può essere la sera, prima di andare a dormire, per lasciare andare i pensieri della giornata.
Diventa un appuntamento con te stesso, un momento che sai che ci sarà, che aspetti, che ti fa bene.
Immagini che ti accolgono
Non tutte le immagini sono uguali quando si tratta di colorare.
Ci sono disegni troppo complicati, con troppi dettagli piccoli, che stancano gli occhi e ti fanno perdere la pazienza. Ci sono disegni troppo geometrici, troppo freddi, che non danno soddisfazione.
Le immagini giuste sono quelle che ti accolgono. Che hanno forme chiare, spazi abbastanza grandi da essere comodi, soggetti che riconosci e che ti piacciono.
Animali gentili, stagioni, oggetti del quotidiano, scene di casa. Cose che hanno un calore, una familiarità. Cose che mentre le colori ti fanno stare bene.
Il piacere del finito
C'è un momento particolare, quando colori: il momento in cui finisci.
Dai l'ultimo colore, riempi l'ultimo spazio, e guardi il disegno completo. Non è un capolavoro, e non deve esserlo. Ma è finito.
C'è una piccola soddisfazione in quel momento. La soddisfazione di aver portato a termine qualcosa, di aver trasformato un foglio bianco e nero in qualcosa di colorato.
È una soddisfazione concreta, visibile. E in una giornata in cui magari non hai concluso granché, quel foglio colorato è una piccola vittoria.
Colorare insieme
Colorare può essere anche un momento da condividere.
Due persone sedute allo stesso tavolo, ognuna con il proprio disegno, in silenzio o con poche parole. Non serve parlare molto: il gesto condiviso è già compagnia.
Oppure uno che colora e l'altro che sta lì vicino, a guardare, a fare compagnia o a colorare sullo stesso foglio se è abbastanza grande. Magari a qualcuno vengono bene i dettagli, a un altro le parti più spaziose. Anche quello è stare insieme.
Il silenzio condiviso può essere più intimo di tante conversazioni e poi qualche chiacchiera scappa sempre in modo naturale se si ha voglia, non occorre forzare
Un gesto che resta
Colorare è un gesto antico. Lo facevamo da bambini, e probabilmente lo hanno fatto anche i nostri nonni da bambini, e i loro nonni prima di loro.
È un gesto che attraversa il tempo e resta sempre uguale: semplice, silenzioso, rassicurante.
In un mondo che corre, che cambia, che chiede sempre di fare di più, colorare è un gesto che dice: rallenta. Prenditi questo tempo. Riempi questo spazio. Non serve altro.
E a volte, non servire altro è esattamente quello che serve.